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BECKETT BOX

Luogo osceno e polveroso infestato dai topi e dai ricordi, la soffitta seduce i bambini in cerca dei segreti della vita
e angoscia i vecchi rincorsi dalla morte.
Un luogo d'infanzia, inibito agli adulti. Alla soffitta si consegna ciò che non serve più, in attesa che possa tornare utile, prima o poi.
L'impossibilità a disfarsi di certe cose insignificanti, come i ricordi e l'assistere impotenti alla loro inesorabile disfatta fisica.
Oggetti divenuti oramai utili solo a raccontare il passato, quasi dei talismani. E' il confine tra la vita e l'arte, la discarica umana.
Il vecchio, come un gatto in fin di vita, si allontana con discrezione e va a morire in soffitta, circondato dai ricordi e dagli oggetti.
Ed ecco apparire due figure sospette, più simili ai non nati che ai morti che ritornano, esseri incompleti e quasi sacri,
come i bambini, dotati di organi misteriosi e con uno sguardo insostenibile.
Gli assistenti, creature crepuscolari che appaiono nelle favole nei momenti di disperazione per ricondurre la storia verso il lieto fine
e che alla fine, fedeli alla loro natura rarefatta, svaniscono così come sono comparsi.
Fantocci/bambini servizievoli e crudeli che non temono il tempo dal momento in cui non hanno mai imparato a contarlo.
Lo spettatore vedrà degli esseri che contemplano una vita e allo stesso tempo la raccontano, la fanno vedere.
E così l'azione è sogno, e la scia d'ombra della nostra vita è già l'evento iniziale che si allarga dalla scena alla platea,
contagiando nell'illusione totale chi si è aggiunto per ultimo dall'esterno, lo spettatore.

 

CREDITI

drammaturgia, regia, scene, luci |Alessandro Serra

Con |Valentina Salerno, Marco Vergati, Gianni Bonavera

Prodotto da |Teatropersona

In coproduzione con |C.T.A. di Gorizia | ARMUNIA

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