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TRATTATO DEI MANICHINI

«Lo spettacolo trattato dei manichini di Alessandro Serra è, nello squallido, arido panorama della scena romana (e nazionale), una lieta sorpresa».
Franco Cordelli, Corriere della Sera

"Nel Trattato dei Manichini - Davvero geniale sotto molteplici aspetti Alessandro Serra (che firma regia, drammaturgia, scena, luci e suoni) - si ritrovano nelle tre figure in nero, rotanti, danzanti, proprio i movimenti sospesi, spezzati, meccanici, della marionetta, dell'automa, ma prevalendo, è parso, senza contraddizioni, il motivo della metamorfosi, del continuo mutare della persona, in particolare della figura femminile, nelle tre età della vita"
Valeria Ottolenghi, La Gazzetta di Parma

«La radice prima di questo pezzo straordinario di scrittura scenica sprofonda nell'infanzia del regista Alessandro Serra: l'orfanotrofio, la solitudine, il gioco introspettivo.Serra riesce a mantenersi paradossalmente estraneo nell'autobiografia e a far vibrare in sequenze di impeccabile rigore formale l'esperienza universale dell'infanzia perduta».
Ferdinando Marchiori, Venezia Musica & Dintorni

"È davvero molto bello il Trattato dei manichini di Bruno Schulz messo in scena dal Teatropersona e presentato per una sola sera al festival Danae di Milano. Ed è decisamente sorprendente, vedendo i suoi spettacoli, che questo gruppo così raffinato e rigoroso si stia imponendo all'attenzione nazionale soltanto ora, dopo anni di attività"
Renato Palazzi, Myword

«Cinquantacinque minuti di coreografie poetiche»
Masolino D'Amico, La Stampa

«Lo spettacolo esprime, trasmette, vibra, tocca corde profonde anche se non racconta nulla. […] Quando tre manichini, fermi in scena, spalle al pubblico, riescono a emozionare, vuol dire che forse si è raggiunto un vertice».
Gianmaria Pitton, Il Giornale di Vicenza

«Un piccolo gioiello del Teatropersona fa impallidire buona parte dei progetti legati alla visione che occupano oggi la scena della ricerca anche in Italia. […] Il regista Alessandro Serra dà corpo a un rito teatrale che ha le stimmate di un capolavoro cesellato con sapienza».
Gianbattista Marchetto, Il Gazzettino

«Il Trattato dei manichini è notevole prova di maturità espressiva e rigore spaziale del movimento dei corpi in scena»
Giancarlo Mancini, Corriere della Sera

«Un continuo vuoto teso al coinvolgimento emotivo e immaginativo del pubblico. Un'ora di spettacolo, un rincorrersi d'immagini senza alcuna parola: solo musica, suono e silenzio. Un susseguirsi di quadri scenici, costruiti con rigore - lo stesso che permette al regista di mettere in scena un attore di schiena per un tempo lunghissimo senza far cadere il ritmo. Incredibile la presenza scenica, la potenza sprigionata dalle attrici».
Camilla Toso, Il tamburo di Kattrin

«In un'epoca in cui troppo spesso si assiste a lavori inconcludenti e di scarsa premura del dettaglio, in cui ci si definisce artisti per il semplice fatto di gridarlo a testa fin troppo alta, questo spettacolo lascia emozionati, consapevoli di ciò che abbiamo visto e realmente coscienti dell'estremo appassionato lavoro che Alessandro Serra e i suoi collaboratori portano avanti. [...]Teatropersona costruisce immagini finalmente non fini a se stesse, che non si raccontano con banalità autoreferenziali, ma sono in grado di coinvolgerci in tempi e spazi altri e di risvegliare mondi creduti sommersi»
Caterina Meniconi, Giornale del Festival Kilowatt

«Ispirato ad un racconto di Bruno Schulz, lo spettacolo, variamente premiato, si avvale di grande rigore compositivo, che si dispiega in interpretazioni tecnicamente impeccabili […] e in giochi di luce di grande coinvolgimento. Formalmente ed esteticamente perfetto, encomiabile nel suggerire un intrigante e algido gioco tra realtà e finzione, tra umana fragilità […] e incombente meccanicismo, tra infanzia e adultità»
Andrea Porcheddu, Del Teatro.it

«È in questo istante che ha inizio il sogno, o l'incubo, o come lo vogliamo chiamare, all'interno dei meandri più reconditi del proprio inconscio. È lui che dobbiamo interrogare ogni volta che un piccolo dettaglio ci colpisce senza un'apparente motivazione. È lui l'indiscusso protagonista dello spettacolo che si sviluppa attraverso i precisissimi movimenti delle attrici, attraverso il loro claudicante deambulare a scatti, come se fossero dei burattini, donando così ad ogni muscolo del proprio corpo un'autonomia inimmaginabile»
Francesca Sacco, Aprile Online

«Lo spettacolo è l'incubo sogno di una bambine bionda che sfoglia il libro della sua infanzia e vi ritrova, in una rigida partitura di movimenti e gesti mutuati anche dall'opera di Schulz, tre istruttrici -streghe nell'orfanotrofio, tre adulti talmente chiusi nelle loto sterili funzioni da essere diventati dei manichini».
Magda Poli, Corriere della Sera

«In un concatenarsi di scene e sequenze, quasi cinematografiche, il dramma raggiunge effetti di grande pathos sul pubblico. L'uso del disegno luci è sapiente, e gioca su forti contrasti tra bianco e nero, che, uniti alla forte espressività dei performer, danno vita a un'atmosfera magica, in cui la musica – che scandisce il ritmo come un perfetto direttore d'orchestra – insieme a rumori, silenzi e assenza di parole danno vita a una vera e propria sinfonia. Tutto è costruito favorendo la forza espressiva ed emozionale dell'immagine»
Stefano Duranti Poccetti, Krapp's Last Post 

 

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